giovedì, febbraio 13, 2014

MONARDO (M5S) SI DIMETTE DALLA CONSULTA PER L'AMBIENTE

Ennesimo fallimento sul fronte della partecipazione.
Come si fa a non condividere le motivazioni che hanno spinto Domenico Monardo (M5S) a dimettersi dal direttivo della Consulta per l'Ambiente del Comune di Collegno? La Consulta è morta e sepolta. Un'altra speranza di partecipazione rivelatasi poi una pia intenzione. Scrive Monardo: " Preciso che questa mia decisione è di protesta verso il comportamento e la gestione dell'amministrazione che non ha saputo, ma forse è più giusto dire voluto, cogliere l'attivismo e le buone idee dei cittadini collegnesi, continuando ad andare avanti come se non esistessimo e usando a volte anche opportunamente l'organo Consulta Ambiente come vetrina di presentazione propri lavori, ma non la loro messa in discussione o la richiesta di un parere con congruo anticipo affinché potessimo veramente partecipare".
Il sottoscritto è stato all'inizio della legislatura tra i più strenui promotori della Consulta per l'Ambiente, convinto che potesse essere d'aiuto nella dialettica tra amministrazione e cittadini intorno alle problematiche ambientali. C'è stato un momento in cui il lavoro delle commissioni di lavoro ha anche prodotto documenti di spessore. Documenti che sono stati lasciati cadere nel nulla. Ma l'aspetto che maggiormente ha pesato negativamente è stata l'assenza assoluta di richiesta di pareri sulle azioni che l'amministrazione metteva in campo. Nè il sindaco nè l'assessore all'ambiente hanno mai sentito la necessità di confrontarsi con la Consulta prima di prendere decisioni importanti in merito. A Collegno l'unica consulta che funziona davvero è quella dello sport. Lì sì che la consulta conta e come conta!
Una parte del fallimento della Consulta per l'Ambiente va addebitato però anche ai suoi membri, che si sono acconciati ad un ruolo di subalternità sin dall'inizio. L'unico sussulto lo hanno avuto nei confronti della delibera sulle alberate dell'assessore Pirrello, come se quella fosse l'unica - certo non la più grave - tra le delibere che hanno continuato a far danno all'ambiente. Ultima la delibera sulla Mandelli dove il sottoscritto è stato lasciato da solo a difendere una corretta procedura. Ma latitanti lo sono stati anche su Campo Volo o su questioni come l'inquinamento della falda acquifera della ex discarica di Cascina Gay, tanto per citarne qualcuno.
Quando si è ambientalisti al guinzaglio, eterne ancelle, questi sono i risultati. Ora poi che sono tutti intruppati a sostenere questo o quel candidato, questa o quella forza politica, nobilitando con la loro presenza i ravvedimenti ambientalisti dell'ultimo minuto dei vari pretendenti al trono, dando credito alle ennesime spumeggianti promesse di salvaguardia dell'ambiente e del territorio sempre disattese, parlare di Consulte è tempo perso. Anche la sacrosanta denuncia di Domenico Monardo appare purtroppo tardiva. ma come dice il saggio; meglio tardi che mai.
Giovanni Lava

domenica, febbraio 09, 2014

OPERAI IN LOTTA ALLA COLOMBOTTO

Solidarietà e impegni. 
Sono 82 i dipendenti della Colombotto di via De Amicis a Collegno che a partire da
Aprile si ritroveranno in mezzo alla strada. "Un fulmine a ciel sereno. Senza alcun segnale di preavviso.  Si lavorava a pieno ritmo, non un giorno di cassa integrazione". Così raccontano gli operai che presidiano l'ingresso della fabbrica che produce bulloni. A differenza dell'Elettrolux qui non ci sono richieste né di riduzione di salario né di aumento di produttività. La multinazionale americana ha deciso di punto in bianco di spostare la produzione in altri stabilimenti in Italia o all'estero e basta. È una storia che si va ripetendo sempre più spesso. Della sorte degli operai non gli importa neppure un po'. D'altronde i bulloni possono essere prodotti ovunque.
Ora sarà lotta dura per cui gli operai hanno bisogno del sostegno di tutti: istituzioni,  sindacati, partiti, movimenti e soprattutto dei collegnesi. Non vanno lasciati soli.
Per quanto riguarda CIVICA noi ci siamo, ma ci siamo sopratutto con due impegni precisi. Il primo è quello di un nuovo piano regolatore che contrasti la tentazione di chiudere le fabbriche in via De Amicis per sfruttare la valorizzazione edilizia delle aree industriali una volta dismesse.
Il secondo impegno sarà quello di far sì che l'amministrazione comunale che verrà abbia una politica di attenzione vera verso il mondo imprenditoriale della città. In questi anni non c'è stata. L'unica politica è stata quella di favorire la speculazione edilizia nelle trasformazioni urbanistiche da aree industriali ad aree residenziali di pezzi importanti della città.
Giovannini Lava

giovedì, febbraio 06, 2014

CIVICA ci sarà!

Non siamo dei disertori. 
Dopo il post precedente sui quattro candidati alle primarie del centro sinistra, molti mi hanno fatto avere i loro complimenti divertiti.  Insieme a quelli però anche una domanda pressante: CIVICA che fa, non ci lascerà da soli alla mercé di questi campioni? La risposta da parte nostra non può che essere una e una sola: CIVICA c'è e ci sarà.
L'esperienza di questi cinque anni e la prospettiva di conservazione dello status quo che ci viene offerta dai quattro sono tali che una nostra rinuncia a contrastarli sarebbe vissuta da noi come una diserzione.  Anche volendolo - e dio solo sa quanto lo avremmo desiderato - non possiamo sottrarci all'impegno morale che abbiamo preso con i cittadini  e con noi stessi di mandare a casa questa classe politica.
Giovanni Lava

martedì, febbraio 04, 2014

PRIMARIE A COLLEGNO: ROBA DA MATT'

 Fenomenologia di una foto.
Quasi sempre una foto racconta molto più di quanto i soggetti ritratti vorrebbero far vedere. La foto dei quattro candidati sindaco alle primarie del centrosinistra, pubblicata da tutti i giornali locali e rimbalzata sui social network, vorrebbe trasmettere l'idea di una fraterna competizione per il bene della città.
Osservatela bene: i nostri quattro moschettieri uniti da quelle mani tese armate di penna ricordano tanto gli sposi che posano per il fotografo mentre si accingono a tagliare la torta nuziale. Nel nostro caso la torta è la città di Collegno. I quattro ambiscono a tagliarsene una fetta, la più sostanziosa possibile. Non importa tanto vincere, quanto esserci per conquistare un posto al sole.
L'espressione del volto, la postura, il look svelano la vera natura dei nostri quattro amiconi.
Tre su quattro indossano giacca e cravatta. L'unico del gruppo vestito casual  è Enrico Manfredi di SEL che ci tiene così a far sapere di essere un giovane rivoluzionario. Il nostro "piccolo Manzi" - come affettuosamente lo chiamano gli amici - senza giacca, senza cravatta e con le maniche della camicia arrotolate si presenta come moderno, ma non riesce proprio a celare la sua natura di nostalgico della Terza Internazionale dei primi del '900. L'ortodossia pura e dura, infatti, viene tradita da occhialini e barbetta bolscevichi.
Alla sua destra troviamo il pacioso Francesco Casciano del PD che con la sua aria da "brav'om" è riuscito a conquistare il primo posto nella foto. Qualcuno deve averlo informato che anche le foto si leggono da sinistra verso destra. Primo nella foto primo nell'urna, deve essersi detto tra sé e sé. Il vestito, la cravatta e il pullover sotto la giacca indicano la sua natura da impiegatuccio tutto casa, chiesa, ufficio e ... partito.
Al terzo posto si è piazzato Gianni Pesce, altro candidato del PD. Il suo essere alternativo rispetto a Casciano ce lo trasmettono senza rischio di errore i jeans indossati sotto la giacca e la cravatta. Sopra elegante e rassicurante, sotto trasgressivo.Un Gianni double face. Ma l'operazione non deve averlo convinto del tutto, perchè la sua mano sinistra artiglia il tavolo e tradisce una tensione che si irradia a tutto il corpo. Nell'aria c'è qualcosa che non lo convince proprio.
A completare il quadro, ultimo ma non ultimo, Francesco Zurlo del Centro Democratico di Tabacci con giacca e cravatta svolazzanti che fatica ad entrare nell'obbiettivo del fotografo. La sua mano sinistra paffuta e leggera poggiata sul tavolo ed il sorriso smagliante a trentadue denti svelano il senso ultimo dell'operazione almeno per lui: le primarie non sono una cosa seria, solo lo scherzo di quattro amici buontemponi alle spalle di noi cittadini.
Lo scherzo, però, non è molto gradito a Gianni Pesce. La mascella contratta e la bocca semiaperta indicano un disappunto. Per una volta non è riuscito ad attirare su di sé tutta l'attenzione, coperto com'è dal corpo debordante di Zurlo. Uno smacco per lui che è un vero maestro, grazie ai lunghi anni di pratica, nell'occupare il centro della scena ogni qual volta intravede una macchina fotografica o una telecamera.
Manfredi invece non si sbilancia, ha un sorriso leggero, molto contenuto, di circostanza, come di chi si presta  alla comparsata solo per amor di patria. Si fa fotografare con questi compagni di ventura, così ordinari e borghesucci, solo perchè glielo ha chiesto il partito.
Chiudiamo là da dove eravamo partiti con il sorriso di profondità espresso solo dagli occhi, a bocca serrata, di Casciano. L'unico dal viso senza barba né baffi, roseo come il sederino di un neonato, che tanta tenerezza suscita nelle nonnine. Vi è nel suo sguardo un accenno di sorpresa. Proprio ancora non è riuscito a capacitarsi di essere lui, sì proprio lui, la sempre giovane marmotta della politica collegnese, a rischiare di diventare primo cittadino. PRIMO CITTADINO. Roba da non credere. Infatti ancora non riesce a crederci neppure lui.
In conclusione, stando alla foto, acquistare dai nostri quattro eroi un'auto usata è cosa che si può anche rischiare di fare, ma affidargli la guida della città? Roba da matt', direbbero a Milano. Infatti siamo a Collegno ...
Giovanni Lava

lunedì, febbraio 03, 2014

LA VOLGARITA' COME SCORCIATOIA DELLA POLITICA

Per favore ridateci la Pivetti.
Non ci sono parole sufficienti a disapprovare la deriva volgare a cui il M5S sembra si sia condannato, trasferendo il turpiloquio dalle piazze e dal web al Parlamento. Il fatto che si tratti di un'istituzione sputtanata dai partiti che oggi ipocritamente li attaccano, non mi pare sia sufficiente a giustificarli. Che il Parlamento sia ormai da decenni purtroppo un'assise di "nani e ballerine" non sminuisce la gravità degli attacchi sessisti alla Presidente della Camera e alle parlamentari degli altri partiti. Proprio perchè il Parlamento è sputtanato da tanti anni di malaffare, il compito del M5S dovrebbe essere tra l'altro anche quello di ridargli la dignità perduta.
Il dubbio che mi assilla però è se il loro comportamento sia figlio dell'ingenuità oppure di una scelta calcolata. Dico questo perchè le poche volte che mi avventuro ad andare oltre la semplice lettura dei post di Grillo, a volte condivisi altri meno, mi imbatto spesso, oltre che in tanti commenti interessanti e stimolanti, in una serie infinita di insulti e di volgarità che fanno immaginare di trovarsi davanti una vasta platea di minus habens che se solo in piccola parte abbandonassero il web e si trasferissero nelle piazze ci sarebbe di che aver paura, vista la violenza che traspare dalle loro affermazioni. E' a costoro che si strizza l'occhio?
Il fatto poi che anche alcuni onorevoli cittadini si abbandonino regolarmente a termini come "schifo", "ribrezzo" e altre amenità del genere nei confronti degli avversari politici, preoccupa, perchè allora se questo fosse il sentire profondo del movimento, l'uso di espressioni volgari e violente potrebbe proprio essere una scelta e non un semplice incidente. Una scelta a mio avviso comunque e sempre sbagliata da cui dissociarsi, perchè distrugge quanto di buono in Parlamento riescono a fare per contrastare l'inciucio degli inciuci del secolo.
Ovviamente le volgarità verbali del M5S non sminuiscono di una virgola le volgarità fattuali dei loro avversari. Come si fa a non scombisciarsi dalle risate quando il premier Letta afferma che l'occupazione dei Cinquestelle dei banchi del governo danneggia l'immagine dell'Italia all'estero e gli imprenditori stranieri per questo non verrebbero più ad investire da noi. Per farsi un'idea negativa dello stato del nostro paese gli stranieri hanno dovuto forse aspettare questi ultimi episodi oppure gli è bastato l'immagine di un parlamento incapace per settimane di eleggere il capo dello stato o il fatto che il leader del principale partito di opposizione sia guidato da un pregiudicato o che in parlamento bivacchino da decenni fior fior di condannati per reati di ogni genere?
E come si fa a voler bene alla presidente della Camera Laura Boldrini? Possiamo volergli bene e sentirci rappresentati da lei solo perchè è stata fatta segno dalle ingiurie e da volgarità come quella che ha postato Grillo? Ieri sera sono riuscito a seguirla da Fazio solo per un pezzo, poi ho cambiato canale. Ma ho fatto in tempo a sentirla affermare che aveva utilizzato la cosiddetta "ghigliottina", prima volta nella storia della Repubblica, perchè si era fatta carico di salvare il decreto Imu-Bankitalia. Il presidente della Camera che fa da supplente all'insipienza del governo e della maggioranza? Non bastava già il presidente della Repubblica ad esautorare il Parlamento, c'era bisogno che ci si mettesse anche lei? Forse che nella storia della Repubblica non ci sono stati fior fior di decreti che sono decaduti per l'ostruzionismo di minoranze e maggioranze? Il fatto poi che il giorno dopo si sarebbe dovuti tutti correre a pagare l'Imu è una balla grossa come una casa. Chi l'ha sostenuta, Boldrini compresa, hanno mentito sapendo di mentire. A sentirla così perbene, di quel perbenismo ipocrita così caro a certa sinistra, mi ha fatto balenare un solo pensiero: ridateci la Pivetti, che almeno ci risparmiava quell'aria contrita da madonna sofferente.
Giovanni Lava

venerdì, gennaio 31, 2014

RENZI LO SFASCIACARROZZE

Il voltafaccia sulla legge elettorale e il patto col diavolo.
I politici italiani hanno chi più chi meno la faccia come il culo. Ci hanno ammorbati per anni con la litania che all'origine di tutti i mali della politica italiana ci fosse un parlamento di nominati, di come fosse indispensabile restituire al popolo sovrano la possibilità di scegliere i propri rappresentanti e così via. E ora cosa ci propongono? Di nuovo una legge elettorale che avrà come effetto quello di avere un parlamento di nominati. Sì, ma su liste corte! Sai che differenza. Renzi, dopo avercela menata con il sindaco d'Italia, si acconcia a far approvare al posto del porcellum la maialata. E perchè ha cambiato parere? Perchè così vuole, udite udite, il pregiudicato Berlusconi.
Confesso che all'inizio di questa ennesima porcata, ero convinto, illuso, che Renzi minacciasse l'accordo con Berlusconi per vincere le resistenze dei suoi avversari interni al Pd e piegare gli altri partiti, compreso il M5S, a fare la legge elettorale che aveva sempre detto di voler fare. Invece mi sbagliavo di molto. In realtà puntava dall'inizio all'accordo con Berlusconi e solo con lui, perchè si crede davvero il più furbo della compagnia, e cioè utilizzare le stesse armi del caimano per sbaragliarlo e insieme a lui anche i propri alleati, tutto in un colpo solo. E se invece di darle le prendesse? Cosa più facile di quanto si possa pensare.
Ma tornando alla legge elettorale, dopo anni che ci hanno detto e ridetto quanto fosse necessario per la democrazia restituire la possibilità al cittadino di scegliere, hanno riscoperto che le preferenze sono il veicolo per il voto di scambio e per l'inquinamento mafioso della politica. Un rischio reale, certo, ma qualcuno è in grado di spiegarci per quale mistero l'inquinamento mafioso sarebbe più forte nel momento delle elezioni politiche quando la base elettorale è più ampia e sarebbe meno grave se avviene nel corso delle primarie che promette Renzi quando la base elettorale è più ristretta? Qui ne sappiamo qualcosa. Vi ricordate le telefonate dell'onorevole Lucà del Pd al boss della drangheta di Rivoli in occasione delle primarie per il candidato sindaco a Torino in cui chiedeva voti per Fassino?
Se si escludono, come vengono escluse le primarie obbligatorie per tutti con seggi elettorali pagati dallo Stato, che sarebbero davvero un po' troppo perchè costringerebbero i cittadini ad andare a votare per tre volte in caso di ballottaggio, e se più partiti organizzassero in proprio primarie  in date diverse, si produrrebbe il capolavoro di consentire che con lo stesso pacchetto di voti si potrebbe far passare propri candidati in più partiti.
Ma quella delle preferenze non è la sola bestialità della legge elettorale che vogliono il duo Renzi-Berlusconi. L'altra è quella di far fuori ogni possibile pluralità politica con soglie di sbarramento capestro. Ci eravamo illusi anche su questo e cioè che Renzi fosse in grado di semplificare il quadro politico frammentato egemonizzando il voto di centrosinistra, sottraendo consensi ai cespugli, non con regole truccate in partenza.
Ma se noi siamo stati degli illusi, Renzi lo è ancora di più. Intanto bisogna vedere se e quando davvero la sua legge elettorale (in realtà la legge elettorale di Berlusconi) vedrà la luce. In secondo luogo con questa legge si è reso responsabile di un vero e proprio misfatto, non solo e non tanto per aver resuscitato Berlusconi, quanto per avergli riconsegnato le chiavi di tutto il centrodestra, impedendo ogni possibile evoluzione in senso europeo alla destra italiana e concedendogli la possibilità di far eleggere chiunque a suo piacimento forse anche Dudù.
Ma è un illuso anche per un altro motivo. Come pensa di raggiungere il 37% dei consensi se uccide in culla ogni possibile alleato? Dimentica che l'elettorato del centrosinistra è molto meno di bocca buona di quello di centrodestra. Così avremo il centrodestra tutto sotto il controllo di Berlusconi che potrà contare anche sulla Lega Nord, per cui si fanno regole ad hoc*, e  potrà raggiungere più  facilmente quel 37% che per Renzi potrebbe restare un miraggio.
L'ultimo capolavoro politico che otterrà Renzi sarà quello di non lasciare scelta a molti degli elettori di sinistra:  se non per convinzione saranno costretti a votare per Grillo per disperazione, perchè resterà l'unica alternativa in campo, l'unica opposizione possibile.
Giovanni Lava
Notizie dell'ultima ora dicono che un trattamento analogo verrebbe riservato a SEL. Dopo il salva-lega, il salva-sel. Avanti c'è posto per tutti. Ah! Ah!Ah!

mercoledì, gennaio 29, 2014

SCUOLA DI SAVONERA E FIGURACCE

Tutti in Carrozza, parola di Casciano.
Ci sono problemi alla scuola di Savonera? No problem! Francesco Casciano ha già parlato con l'on. Umberto D'Ottavio che ha parlato o parlerà con il ministro Carrozza che ci metterà di certo una pezza.
Così Casciano parlò lunedì scorso all'assemblea indetta dal locale comitato di quartiere dove si è presentato nella veste di candidato alle primarie del Pd e futuro sindaco della città. Ma quegli ingrati del comitato non hanno apprezzato e anzi lo hanno interrotto malamente come avevano già fatto con l'altro candidato sindaco alle primarie, Enrico Manfredi di Sel, che a nome suo e dell'assessore Manzi aveva promesso che se saranno votati mai e poi mai permetteranno di chiudere la scuola di Savonera. Una serata di spot elettorali e di figuracce a piene mani.
In realtà sono in molti a cavalcare la protesta, senza gran successo a dire il vero, visto il numero di genitori presenti. A detta del dirigente scolastico Angela Emoli si tratta di una protesta basata su una bugia grossa come una casa. Infatti non si tratta di chiudere un bel niente, ma solo di riportare le due sezioni nell'edificio scolastico costruito a suo tempo sia per la scuola dell'infanzia che per la scuola primaria. Solo quando la scuola primaria aumentò le classi, a causa dell'espansione urbanistica della borgata l'infanzia fu trasferita nel vecchio edificio. Ora che la borgata non cresce più, le classi sono diminuite e si sono stabilizzate, non avrebbe senso in ogni caso a mantenere due plessi separati, ma diventa un obbligo a fronte dei feroci tagli del personale e dei fondi, tagli che costringono ad una razionalizzazione del servizio, che piaccia o non piaccia. A tutto ciò si aggiungono le nuove regole decise dal MIUR per gli appalti alle cooperative addette alla pulizia dei locali e alla sorveglianza che dal 1° marzo costringono a chiudere i vecchi contratti, compreso quello con la cooperativa utilizzata finora. Riportare tutti in un unico edificio, che tra l'altro sarebbe anche più adatto dal punto di vista della sicurezza, permetterebbe di utilizzare meglio il personale Ata a disposizione e far fronte alla situazione.
Ma allora perchè l'amministrazione comunale si sta mettendo per traverso? Non sarà mica a favore degli sprechi e contraria alle razionalizzazioni? Certamente no. Ma l'incombere delle elezioni non consente di passare per quelli che chiudono le scuole (in realtà al massimo si dismetterebbe un edificio, come ne sono stati dismessi tanti in questi anni di riduzione del numero degli alunni). Come sempre sotto c'è anche dell'altro. La chiusura del vecchio edificio scolastico ristrutturato da pochi anni spendendo un sacco di quattrini sarebbe la conferma di quanto in borgata si dice da anni e cioè del fatto che l'amministrazione comunale ha sbagliato grossolanamente nella programmazione degli investimenti. In ogni caso la dirigente scolastica sostiene che il vecchio edificio potrebbe essere utilizzato proficuamente per allestire laboratori come quello di psicomotricità, di pittura e quant'altro. Per le classi si tratterebbe in fondo solo di attraversare la strada per essere utilizzati.
Come finirà? Forse sarebbe il caso che l'assessore e la dirigente si parlassero, facessero degli incontri con le famiglie spiegando tutto quanto e assumendosi ognuno le proprie responsabilità. Una cosa è certa: la competenza dell'organizzazione scolastica fa capo alla dirigente, mentre la competenza del Comune è quella di garantire la manutenzione degli edifici e il taglio dell'erba. Chi fa demagogia ai soli fini elettoralistici non fa il bene delle famiglie e della scuola.
Giovanni Lava

martedì, gennaio 21, 2014

MANDELLI: RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO


La delibera Mandelli, un caso di scuola.
 La delibera sull’area ex-Mandelli di Collegno, come esempio di applicazione dell’ art. 14  del  DPR 380/2001 e L.106/2011 per la riqualificazione urbana in attuazione di uno  “Studio Unitario  di Coordinamento Progettuale“, sicuramente ha un aspetto positivo, quello di essere divenuto un caso di scuola e in quanto tale controverso fra gli addetti ai lavori del mondo professionale.
La legge 106/2011 è di recente approvazione, non è stata normata dalla Regione Piemonte, ma frutto di interpretazioni, da questa emessi, tramite circolari e pareri. I casi concreti di applicazione  sul territorio regionale sono ad oggi abbastanza limitati, come pochissime sono le sentenze del TAR Piemonte che possono fare giurisprudenza, pertanto i casi di applicazione sono molto attenzionati da chi fra Ingegneri e Architetti se ne occupa per ragioni di lavoro e dalle relative Commissioni Urbanistiche degli Ordini Professionali.
Il caso  specifico ha quindi suscitato discussioni e, a onor del vero, molte perplessità nel merito tecnico.
L’Assessorato Regionale alla Programmazione Strategica, Politiche Territoriali ed Edilizia, ha nei convegni, negli incontri avuti con gli Ordini Professionali, sostenuto che la Legge 106/2011  trovava applicazione nei casi in cui bisognava intervenire sul territorio per la riqualificazione e ristrutturazione di  edifici dismessi o in via di dismissione attraverso la presentazione di progetti architettonici  su cui richiedere il rilascio di permessi di costruire.
Per tutto quanto invece non si configura come una ristrutturazione/riqualificazione edilizia, ma come una operazione di trasformazione urbana si deve procedere attraverso altri strumenti normativi: la L. R. 20/2009 o attraverso una variante al PRGC ai sensi della L.R. 3/2013 .
La procedura indicata, sempre dalla Regione, è stata quella quindi che prevede:
1.      La presentazione di un progetto architettonico presso il Comune.
2.      L’ istruzione da parte degli uffici tecnici comunali della pratica, con richiesta di eventuali documenti integrativi e a complemento, e con individuazione delle deroghe al PRGC  che i singoli progetti abbisognano.
3.      L’approvazione da parte del Consiglio Comunale dei singoli progetti, con specifico riferimento alle deroghe al PRGC
4.      Il rilascio del Permesso di Costruire in deroga.

Non si sono mai date indicazione per Studi Propedeutici né di fattibilità , né di coordinamento progettuale al rilascio di Permessi di Costruire in deroga, a monte di tale ordine procedurale sopra riportato, con delega agli uffici per il rilascio di singoli permessi di costruire in deroga al PRGC, come il caso ex-Mandelli prospetta.
Trascurando gli aspetti di legittimità giuridica della procedura in esame, che non competono ad architetti e ingegneri, il procedimento adottato apre però molte questioni, sul piano tecnico:
1.      La presentazione di uno studio preliminare al rilascio di permessi di costruire ai sensi della L.106/2013, applicato su un area vasta entro la quale insiste un complesso di edifici produttivi per caratteristiche architettoniche plurime, e che prevede la realizzazione di altrettanti edifici residenziali da realizzarsi in un arco temporale di più anni, non costituisce di per sé stesso una Variante al PRGC di fatto e non una sua deroga ?
2.      Uno studio così configurato al cui interno sono ricomprese sia aree assoggettate al PRGC vigente (le aree di ricucitura), sia aree ai sensi della L. 106/2011 quale validità tecnico-giuridica ha? 
3.      Perché se questa rappresenta una applicazione coerente alla norma è evidente che in casi analoghi non verrà più istruita nessuna variante al PRGC, anche per aree vaste e complesse, e si procederà per applicazioni successive della L. 106/2011
4.      Ma non assoggettare questi tipi di aree a variante urbanistica vuol dire, sul piano tecnico, non presentare nessuna VAS ( ovvero Valutazione Ambientale Strategica ) ovvero un processo finalizzato ad integrare considerazioni di natura ambientale nei piani e nei programmi di sviluppo, per migliorare la qualità decisionale complessiva, prima della loro approvazione, durante ed al termine del loro periodo di validità. Documento che risulta importante quando si riqualificano aree ex-industriali.
5.      Non presentare  nessuna modifica al Piano di zonizzazione acustica,( come la mettiamo con i salti di classe acustica?)
6.      Non solo, ma si elude la verifica di merito di Regione e Provincia previste in caso di variante al PRGC, che consistono nella co-pianificazione, e rappresenta una garanzia sia per il Comune, soggetti attuatori, ma anche per i cittadini.
7.       Si elude la pubblicazione del progetto e la possibilità  di poter presentare da parte di cittadini e altri portatori di interessi  osservazioni al progetto stesso a tutela di interessi di terzi, rendendo obbligatoria l’ unica strada possibile per esprimere considerazioni di merito, cioè l’avvio di un procedimento legale presso il TAR. Non essendoci pubblicazione, ovviamente non è possibile nessun coinvolgimento partecipativo e di discussione dei cittadini (ad es. dei quartieri), se non qualora l’Amministrazione Comunale  non l’avvii,  motu proprio, prima di sottoporre la delibera al Consiglio Comunale.  
8.      Esistono inoltre, fatto non secondario, dei dubbi sulla procedura  seguita che ha come riferimento la SLP (ovvero la superficie esistente degli edifici in dismissione) e non le volumetrie esistenti a cui la  norma  richiamata fa riferimento. Caso unico, sino ad ora, quando ad es. nella vicina Torino si fa riferimento ai volumi.

Come si vede gli interrogativi  aperti da questa delibera  relativa all’area ex-Mandelli, fa sorgere molti quesiti , perplessità , dubbi anche di ordine tecnico
Si vedrà nei prossimi mesi come si evolverà questo caso di scuola, e se queste procedure liberiste  troveranno consensi presso gli organi preposti.
Il dibattito tecnico-professionale prosegue.
 Valter Ing. Morizio

membro della Commissione Urbanistica dell’ Ordine degli Ingegneri

domenica, gennaio 19, 2014

INCENERITORE E CONTROLLI: SOLO TEATRO

Spettacolo a Grugliasco.
Sala debordante di cittadini arrabbiati giovedì scorso a Grugliasco da una parte e dall'altra sindaci, assessori, tecnici Asl e Arpa  al centro dell'arena separati anche fisicamente dalle transenne. Due mondi estranei, inconciliabili e incomunicabili. Il primo senza diritto di parola urlava a squarciagola il proprio disappunto, il secondo con diritto di parola sussurrava cifre e rassicurazioni ma avrebbe potuto anche stare zitto fosse per il risultato ottenuto sulla platea. A dirigere lo spettacolo la premiere dame grugliaschese Erika Faienza apostrofata ad ogni intervento con "dimissioni, dimissioni".
Una sola cosa è stata chiara ed evidente: il comitato locale di controllo dell'inceneritore convocato d'urgenza dopo gli allarmi dovuti ai fumi e alle puzze delle scorse settimane più che chiarezza ha creato solo confusione. Gli addetti ai lavori di Arpa, Asl e Trm trincerati dietro le loro slide e la loro serie di numeri non sono stati in grado di fugare alcuno dei dubbi circa il corretto funzionamento dell'impianto. Qualche tecnico si è dimostrato poi assolutamente non all'altezza culturale della situazione, proseguendo imperterrito ad illustrare il sesso degli angeli con il sorrisino sulle labbra.
Va anche detto per onesta che per qualche esagitato del pubblico, nulla sarebbe stato in grado di rassicurarlo, a prescindere. Anzi, l'equazione inceneritore=cancro sarebbe la sola ritenuta certa.
Un comitato di controllo così come è stato organizzato non dà alcuna garanzia e quindi non può essere credibile. Un comitato di controllo che non contempli la partecipazione diretta di cittadini e di tecnici indipendenti non può che cantarsela e suonarsela da solo.
Va però anche detto che concentrare la battaglia contro l'inceneritore coltivando esclusivamente una sorta di terrorismo psicologico solo sui rischi per la salute e relegando in secondo piano il resto a me pare fuorviante. L'utilizzo degli inceneritori non risolve il problema dello smaltimento dei rifiuti e comporta uno spreco enorme di materie prime riciclabili. L'alta percentuale del residuo velenoso dell'incenerimento (circa il trenta per cento) comporta ancora l'uso di discariche, per di più speciali. Poi è evidente che c'è il problema di una fonte in più di inquinamento. Ma siamo davvero sicuri che sia quella la più importante per i rischi alla salute o non piuttosto il traffico automobilistico a fare la parte del leone? O la cosiddetta chimica nel piatto?
Per me resta un mistero sul perchè su questi fronti (ce ne sono poi tanti altri) pare che nessuno si scaldi più di tanto.
Giovanni Lava


martedì, gennaio 14, 2014

MANDELLI: QUESITI IN REGIONE

Delibera Mandelli, fu vera gloria?
Dopo l'annunciato incontro con il direttore dell'urbanistica in Regione ing. Livio Dezzani giovedì della scorsa settimana mi sono sentito più che legittimato dal fatto di aver votato da solo contro la delibera Mandelli il 19 dicembre 2013. I dubbi che avevo espresso in consiglio comunale e la richiesta di rinvio di un mese ora appaiono qualcosa di ben più solido del banale tentativo di fare ostruzionismo, come il Pd e il sindaco hanno affermato in quella sede.
Dall'incontro siamo usciti, io e il consigliere Mauro Grosso Ciponte, non solo rinfrancati ma anche con l'invito da parte dell'ing. Dezzani di mettere nero su bianco i nostri quesiti. E ieri quei quesiti (clicca sopra) sono stati inviati. Ora restiamo fiduciosi in attesa di una risposta ufficiale.
Una risposta ufficiale che confidiamo non potrà che rendere quei quesiti qualcosa di più di semplici ipotesi accademiche, visto che i quesiti nascono dai ragionamenti fatti e condivisi in gran parte giovedì scorso con lo stesso ingegnere Dezzani.
Innanzitutto è stato confermato un possibile vizio procedurale. La legge 106 è chiara in proposito: le deroghe al piano regolatore si concedono a fronte di un preciso progetto edilizio-architettonico, progetto edilizio che nella delibera Mandelli non c'è nè viene citato.
Poi in una delibera che ha come oggetto la 106 si mettono insieme comparti diversi, comprese aree comunali che con la 106 nulla hanno a che fare. Infine si utilizza l'espediente della 106 per realizzare una vera e propria variante al piano regolatore. La 106 e la Circolare regionale sulla sua applicazione sono chiare: la 106 non ha nè potrebbe avere un'applicazione di tipo urbanistico e nel nostro caso di fatto lo ha.
Gli aspetti dubbi sono anche altri, come quello della suddivisione dell'intervento in quattro blocchi diluiti su dieci anni.
Insomma la delibera Mandelli fa acqua da tutte le parti e la fretta di approvarla e il poco tempo lasciato ai consiglieri comunali per approfondirne gli aspetti appaiono giustificati da una parte per una corsa contro il tempo, dopo aver sprecato dieci interi anni in chiacchiere, per far vedere che qualcosa si muoveva prima delle elezioni amministrative di primavera e dall'altra di impedire che si approfondissero troppo le tante contraddizioni insite nella delibera stessa.
Questi dubbi e queste incongruenze ora rischiano di ottenere l'effetto opposto a quello desiderato. Come dice il proverbio: la gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi.
Giovanni Lava

lunedì, gennaio 13, 2014

sOPRALUOGO COMMISSIONI CONSILIARI IN VIA MESSINA

Sono state convocate per domani 14 Gennaio 2014 le commissioni consiliari congiunte 4a e 5a per un sopralluogo in via Messina angolo via Perroncito. In allegato la convocazione (cliccare sopra) per chi volesse partecipare.

venerdì, gennaio 10, 2014

LA FUSIONE FANTASMA TRA CIDIU E COVAR 14

Nei comuni Covar si vota, in quelli Cidiu silenzio tombale.
La fusione tra il Cidiu e Covar 14 rappresenta un ulteriore esempio di come i nostri amministratori intendono la trasparenza. Sono ormai mesi che se ne parla, che se ne scrive nei documenti, che si elaborano bozze, ma nessuno avverte l'esigenza di spiegare al popolo sovrano o almeno ai suoi rappresentanti in consiglio comunale di che si tratta in concreto. Soprattutto nessuno spiega ai cittadini che cosa ci guadagneranno in termini di servizi e di tariffe, nè tantomeno se l'operazione avviata rappresenta un modo efficace per incrementare l'occupazione o per ridurla.
A leggere la bozza che gli addetti ai lavori si palleggiano da mesi e che nelle segrete (?) stanze continua ad essere limata, la fusione tra Cidiu Servizi Spa (resta un mistero il ruolo di Cidiu Spa) e Covar 14 (ne fanno parte i comuni di Beinasco, Bruino, Candiolo, Carignano, Castagnole Piemonte, La Loggia, Lombriasco, Moncalieri, Nichelino, Orbassano, Osasio, Pancalieri, Piobesi Torinese, Piossasco, Rivalta Torinese, Trofarello, Villastellone, Vinovo e Virle Piemonte) dovrebbe costituire il primo passo verso una mitica ed unica Società Integrata che si occuperà del ciclo completo dei rifiuti nell'ambito territoriale torinese. 
Nella bozza in nostro possesso l'assemblea consortile del Cidiu costituita dai sindaci dei comuni che ne fanno parte approva la Relazione conclusiva del gruppo di lavoro gestito dall'ing. Foietta presidente dell'Ator in cui si dispone la fusione tra Cidiu Servizi e Covar 14, si dice anche "di condividere la necessità di procedere attraverso una gara a doppio oggetto alla cessione ad un unico partner industriale il 49% delle quote e lo svolgimento dei servizi di gestione dei rifiuti urbani". Si dice anche che il contratto di servizio di questa nuova società con i consorzi dei comuni avrà durata ventennale.
Grazie a questa operazione si promettono efficienza nei servizi, costi inferiori, migliori tariffe e così via. Quello che non è spiegato è come mai ci sono altri consorzi della provincia che non aderiscono a questo modello. Se è così ottimale, perchè c'è chi si tira indietro? O almeno si avvia verso la Società Integrata con passo più lento?
Tra le altre cosè c'è anche l'impegno a conferire solo ed esclusivamente all'inceneritore tutti i rifiuti non differenziati per i prossimi 20 anni.
Per cercare di avere qualche risposta da chi di dovere CIVICA ha protocollato ieri un'interrogazione (cliccare sopra).
A proposito di inceneritore, continuano gli allarmi e le preoccupazioni della popolazione che vive nelle sue vicinanze. Per chi volesse saperne di più giovedì 16 gennaio alle ore 17 presso la sala consiliare del Comune di Grugliasco di piazza Matteotti è convocata d'urgenza una riunione del Comitato di Controllo dell'inceneritore con all'ordine del giorno i seguenti punti:
1) Emissione del termovalorizzatore del Gerbido e segnalazioni dei cittadini ad Arpa
Piemonte.
2) Aggiornamento in merito allo stato di attuazione del Piano di Sorveglianza Sanitaria.

domenica, dicembre 22, 2013

BUONE FESTE A TUTTI

domenica, dicembre 22, 2013

LEONI FUORI DAL CONSIGLIO, PECORE DENTRO

Sulla delibera Mandelli tutti agli ordini dei capibranco.
L’esito della votazione del Consiglio comunale di Collegno sull’area Mandelli, così ben raccontato da Giovanni Lava e condito da un’amarezza che non mi è estranea (l’ho provata spesso e mi capiterà di provarla ancora), merita alcune considerazioni, qualche ragionamento e qualche utile indicazione per il futuro.
L’intervento in questione era atteso dalla Città da oltre dieci anni, durante i quali hanno governato sempre gli stessi, sempre la solita cricca e le medesime conventicole: che ci abbiano messo dieci anni la dice lunga sull’affollarsi di comitati, pressioni, argomentazioni che debbono essersi succeduti nel tempo. Hanno però avuto il respiro per cementare interessi e verificare la robustezza delle lobbies in campo, soprattutto hanno avuto il tempo di aspettare che la politica finisse del tutto, con la compravendita (a volte gratis) dei disponibili sul mercato. E’ usanza collegnese - non posso dimenticare l’oscenità della variante IKEA di qualche anno fa - non per la scelta, ma per il modo e i suoi contenuti. Di questo però è meglio che ne trattino i civici collegnesi, Giovanni in testa.
A me preme, invece, tornare sull’atteggiamento e sul comportamento dei consiglieri (di maggioranza e di opposizione) che sull’operazione Mandelli qualche cosa sembrava proprio che avessero da dirla: avreste dovuto sentire i proclami di fuoco, le roboanti dichiarazioni di dissociazione e di presa di distanza da questo modo di gestire l’urbanistica a Collegno. Dovreste vederli all’opera in questi primi approcci alla campagna elettorale per l’elezione del prossimo sindaco oramai alle porte. In Consiglio comunale, tutti coperti e allineati, tutti mansueti ai piedi della padrona e obbedienti agli ordini dei capibranco.
Si consolino Giovanni Lava e i civici collegnesi, è così dappertutto, certamente è così anche da quest’altra parte del corso Francia: parafrasando il detto “Fuori dal Consiglio leoni, in seduta…”. Il problema non è che essi – i malpancisti – non abbiano sposato un punto di vista (quello di Civica), scegliendone un altro. Ci mancherebbe! Il problema è che hanno rivelato la loro consistenza e il coraggio con cui sono disponibili ad affrontare i problemi della città. Se le modalità con cui l’amministrazione ha proceduto e se i contenuti della delibera a loro sono andati bene, hanno fatto il giusto comportandosi come hanno fatto. Se, come hanno sostenuto ovunque e in ogni modo, non erano d’accordo ... qualcosa non va. Certamente sono inutili a promuovere il cambiamento a cui noi aspiriamo, forse sono perfino una zavorra. Se l’Italia è al punto di oggi, qualche ragionamento anche su queste banderuole e sulla qualità del ceto politico locale bisognerà pur farselo…
Di gente come loro ne conosco a bizzeffe, erano così anche le ottime persone che si sono votate qualunque delibera nella Grugliasco delle Gru, salvo poi balbettare quando tirati in ballo: “Non mi ero accorto, non sapevo, mi avevano detto che era tutto a posto”, davvero convinti al momento del voto come al momento dell’abiura, capaci di giravolte in nome del Partito e di un partito che non c’è più, nemmeno quando prova a ingannare un’altra volta i suoi elettori con slogan che smentisce nel comportamento e nelle azioni quotidiane.
Ecco perché la Collegno di domani bisogna costruirla senza correre dietro a loro: si perde tempo e si rimediano cocenti delusioni come quella che sembra trasparire dalle parole di Giovanni. Caro Giò e cari civici collegnesi, non è una sconfitta vostra, ha perso Collegno, ma non mancheranno le tappe successive in cui far valere nuovamente e più efficacemente le vostre buone ragioni. Per quanto riguarda il domani mi piacerebbe essere con voi a cercare di proporre per Collegno davvero qualcosa di nuovo, nel programma, nel costumi, nei metodi e nelle soprattutto ... nelle facce.

Mariano Turigliatto

venerdì, dicembre 20, 2013

PASSA LA DELIBERA MANDELLI TRA BELATI E SCHIENA DRITTA

Respinta la richiesta di rinvio di CIVICA.
Con il solo voto contrario di CIVICA è stata approvata la delibera Mandelli. Un voto quello di CIVICA maturato nel corso della serata non tanto e non solo per i contenuti della delibera quanto per il metodo adottato e per le motivazioni a favore ascoltate nel corso delle quattro ore di dibattito. Davanti al trionfo dell'arroganza e dell'ipocrisia che almeno uno mantenesse la schiena dritta è apparso come l'unico possibile servizio alla democrazia.
Nei post precedenti è stato illustrato il modo spiccio con il quale si sono consegnati i documenti utili a comprendere la portata della delibera. Vista la complessità della materia, per farsi un'idea precisa, avanzare proposte e proporre emendamenti, occorre del tempo e l'ausilio di consulenti. Pur non essendo un esperto, nel poco tempo a disposizione ho individuato alcune criticità (bonifica del suolo, rapporto proporzionato o meno tra l'interesse pubblico e quello privato, viabilità, tempistica, ecc.) e soprattutto l'applicabilità nel nostro caso della legge 106/2011 e la procedura adottata. Su quest'ultimo aspetto abbiamo interpellato direttamente l'ing. Dezzani, il direttore della Direzione strategica, politiche territoriali ed edilizia della Regione Piemonte, lo stesso a cui nell'agosto scorso si era rivolto il dirigente del settore urbanistica del Comune di Collegno con una serie di quesiti. Ebbene l'ing. Dezzani ha fissato un appuntamento per il prossimo 9 gennaio. Da qui la richiesta di rinvio a termine di regolamento a gennaio della delibera avanzata dal sottoscritto all'inizio della discussione, richiesta messa ai voti e bocciata 17 a 10 e qualche astensione.
A seguire il dibattito c'era un gruppo di cittadini abitanti nella via Torino prospiciente l'area della Mandelli che sottolineava con applausi o disappunto ogni qualvolta ci si esprimeva a favore o contro la delibera. A loro non interessava cosa si sarebbe fatto, ma solo che si facesse. E questo gruppo di cittadini è diventato l'interlocutore di tutti i favorevoli alla delibera, alla fine cioè tutti tranne il sottoscritto. Che si trattasse di 50 mila mq di territorio da trasformare in un punto nevralgico della città importava poco o niente a fronte del desiderio apparente di compiacere quei pochi cittadini. Ovviamente quei cittadini avevano tutte le ragioni di questo mondo ad essere lì e a volere ad ogni costo la bonifica di quell'area degradata sotto il proprio naso da almeno dieci anni. Il loro è un interesse particolare, ma legittimo. Invece di tutti quei cittadini che protestano per l'aria inquinata, per la difficile viabilità, per il troppo cemento in sala consiliare neppure l'ombra, fatta eccezione per un paio di amici di CIVICA e di qualche altro habituè. Non si sono visti gli ambientalisti d'oc, nè i membri della consulta dell'ambiente, nè, dulcis in fundo, i cinquestelle che dovrebbero dal prossimo anno rovesciare come un calzino la politica a Collegno. Assenti, tutti assenti.
Molti consiglieri hanno affermato che quello di ieri sera era il più importante atto della legislatura. Come dargli torto dopo un immobilismo durato 10 anni. Dieci anni che hanno fatto registrare due soli interventi di rilievo, quello sull'area ex Elbi la scorsa legislatura, e quello relativo all'area Mandelli di ieri sera. Entrambi realizzati al traino di società immobiliari. La grande variante promessa che avrebbe dovuto produrre un disegno razionale dell'ambito di via De Amicis non è mai stata fatta e mai si farà. La strada aperta ieri sera farà da battistrada a tutte le altre proprietà dell'ambito di via De Amicis, e si continuerà a spizzichi e bocconi, crisi permettendo, a trasformare tutta l'area, ogni volta avendo come stella polare la compatibilità economica e l'interesse di ogni singola proprietà.
A livello politico quello di ieri sera è stato non solo e non tanto un successo del sindaco, quando di quel gruppo di potere che ha governato e si appresta a governare ancora dopo le prossime elezioni. Rivelatori e patetici poi sono stati gli interventi di alcuni di quelli che avevano promesso sfracelli e poi si sono come sempre allineati e coperti. Una pena. Come quelli dell'opposizione che improvvisamente sono resuscitati dopo cinque anni di sonno, come segnale di essere pronti di fare il salto della quaglia nelle fila della prossima maggioranza.
Ma è stata anche sicuramente una sconfitta mia e di CIVICA, non tanto per il risultato e quell'unico voto contro di cui andare fieri e orgogliosi, quanto per il fatto di essere stati lasciati soli a sostenere quel progetto politico di rinnovamento e di alternanza capace di dare una speranza a questa città. Da tutto ciò sapremo come sempre trarre le giuste e conseguenti conclusioni.
Giovanni Lava

domenica, dicembre 15, 2013

CONSIGLIO COMUNALE DEGRADATO AD ASSEMBLEA DI CONDOMINIO

La delibera Mandelli deve essere approvata costi quel che costi.
L'arroganza è sempre compagna della debolezza. I forti non hanno bisogno per affermarsi di sotterfugi o scorciatoie. Al sindaco e al suo presidente del consiglio non è bastato respingere la richiesta di rinvio della delibera sulla Mandelli (vedi post precedente). Hanno sentito l'urgenza, dopo aver convocato per giovedì 19 il consiglio comunale,  di riconvocarlo in seconda convocazione anche per il giorno dopo, venerdì 20 dicembre, in modo da scongiurare il rischio della mancanza del numero legale. Come tutti sanno in seconda convocazione tutte le assemblee sono valide indipendentemente dal numero dei partecipanti. In soldoni, se giovedì sera, come era accaduto un anno fa per la delibera Metropolis, venisse a mancare il numero legale, il giorno dopo anche solo la presenza del sindaco e del suo presidente del consiglio sarebbero sufficienti ad approvare la delibera Mandelli. Il consiglio comunale viene ridotto così alla stregua di un'assemblea di condominio o di qualsiasi altro soggetto, dove l'alto numero degli aventi diritto rispetto al numero consueto dei partecipanti rende indispensabile la doppia convocazione.
Nel caso del consiglio comunale la doppia convocazione di norma viene fissata in occasione della seduta sul bilancio. A Collegno, invece, viene usata come una rivoltella puntata alla testa di quei consiglieri che non condividendo la delibera potrebbero ricorrere all'abbandono della seduta per far mancare il numero legale e così rinviare la delibera ad un esame successivo. Far mancare il numero legale è un legittimo strumento di lotta politica che però è possibile praticare solo quando la maggioranza non è in grado di essere tale.
Questa volta la doppia convocazione la dice lunga sulla solidità della maggioranza e sulla fiducia che in essa nutre il nostro sindaco. Ma che vittoria politica sarebbe per l'amministrazione e per il suo partito di maggioranza assoluta che è il Pd l'approvazione della delibera Mandelli da parte di una minoranza di consiglieri?
La doppia convocazione ci dice quanto bruci ancora proprio la vicenda Metropolis. Forse è il caso di farne un breve riassunto. Circa un anno fa il sindaco portò in consiglio comunale la delibera Metropolis con la richiesta al Consiglio comunale di approvare le deroghe al piano regolatore affinchè il palazzaccio di via Antonelli potesse essere completato sulla base della stessa legge 106/11 che oggi viene invocata per la Mandelli. Forte del parere di eminenti avvocati si disse che l'interesse pubblico era rappresentato dal puro e semplice completamento dell'edificio. Molti consiglieri di maggioranza e di opposizione sostenevano invece che non fosse sufficiente. Chiesero il rinvio della delibera e il sindaco come oggi la negò. Si arrivò in consiglio comunale e il rinvio fu inevitabile visto che il sindaco si ritrovò senza una maggioranza che l'approvasse. Imperterrita riconvocò il consiglio senza ascoltare ragioni, e qui venne a mancare il numero legale. Solo al terzo consiglio comunale finalmente la delibera passò, ma nel frattempo l'interesse pubblico era diventato più tangibile con il 50 % di alloggi da destinare ad edilizia convenzionata e il 15% ad affitti calmierati. La società Metropolis non accettò quanto stabilito in delibera e fece ricorso al Tar per ottenerne l'annullamento. Pochi giorni fa abbiamo riferito della sentenza del Tar che ha respinto il ricorso e confermato la correttezza delle decisioni del consiglio comunale. Il sindaco si è vantata di quel risultato, peccato che fosse stato per lei la delibera sarebbe stata approvata nella versione iniziale. Solo la testardaggine del consiglio comunale, minacciato di sfracelli per quella decisione, un anno fa fece sì che la delibera potesse essere migliorata nell'interesse della città.
Se un anno fa fosse stato convocato come oggi il consiglio comunale in doppia seduta, non ci sarebbero stati i miglioramenti che sappiamo. La memoria di quanto accaduto un anno fa avrebbe dovuto consigliare una maggiore disponibilità e confronto con il consiglio comunale. Invece ci troviamo non solo davanti alla forzatura di portare la delibera alla discussione dopo pochi giorni dalla pubblicazione della complessa e copiosa documentazione, ma anche davanti ad un vero e proprio escamotage che deve consentire l'approvazione della delibera ad ogni costo anche in assenza di una vera maggioranza. Allora è d'obbligo la domanda: cosa si nasconde di così ultimativo sotto la Mandelli?
Giovanni Lava

giovedì, dicembre 12, 2013

L'UNIONE TRA CADOS E COVAR 14

LUNEDI’ 16 DICEMBRE ORE 20,45
c/o Comune di Rivalta
via Balma 5
Incontro per valutazione del percorso del Protocollo d’Intesa verso l’Azienda unica di gestione rifiuti riguardante l’intera Provincia di Torino
L’appuntamento riguarda amministratori e persone dei movimenti rappresentativi e con competenze sull’argomento.
Sotto trovate l’elenco dei Comuni che riguardano i Consorzi COVAR 14 e CADOS (versante CIDIU), quelli che secondo il citato Protocollo dovrebbero costituire la prima base di fusione.
Considerati i tempi brevi, vi chiediamo il prima possibile la vostra adesione a questa riunione.
In allegato trovate il piano della provincia per la creazione dell'azienda unica per la gestione dei rifiuti metropolitani, le lettere che avevamo inviato ai 315 Sindaci, la prima inerente le nostre considerazioni rispetto al Protocollo, la seconda riguardante la NOSTRA PROPOSTA, alternativa si intende.
Uno degli obiettivi della serata è quello di avviare un dialogo con tutte le amministrazioni interessate all’operazione, proponendo loro l’approvazione della delibera Rifiuti Zero votata all’unanimità a Vinovo.
Fate quindi riferimento ai seguenti indirizzi per eventuali chiarimenti, integrazioni ed inviti. Grazie

Claudio Cavallari: cp.cavallari@gmail.com
Valeria Vergnano: valeverny@virgilio.it

Valeria Vergnano Rifiuti Zero Torino


COVAR14
Beinasco, Bruino,Candiolo, Carignano, Castagnole Piemonte, La Loggia, Lombriasco, Moncalieri, Nichelino, Orbassano, Osasio, Pancalieri, Piobesi Torinese, Piossasco, Rivalta Torinese, Trofarello,Villastellone,Vinovo, Virle Piemonte.
CIDIU:
Alpignano, Collegno, Druento, Grugliasco, Pianezza, Rivoli, Rosta, S. Gillio, Villarbasse, Sangano, Venaria Reale.

giovedì, dicembre 12, 2013

MANDELLI E I MUSCOLI DEL SINDACO

Respinta la richiesta di rinvio della delibera.
Prova muscolare del sindaco ieri sera nella conferenza dei capigruppo. La richiesta da parte di tutti i capigruppo di minoranza presenti e dei due alleati del Pd, - Rinnoviamo Collegno e Italia dei Valori - di concedere un po' di tempo in più rinviando a gennaio la delibera sulla Mandelli per consentire di approfondirne tutti gli aspetti, vista l'importanza della decisione e la mole degli allegati, è stata respinta senza se e senza ma. A questo punto, considerato che dopo più di 10 anni di inutile attesa un mese in più non cambierebbe nulla, è legittimo il sospetto che dietro tanta protervia vi sia solo un meschino calcolo politico, quello di sfidare tutti i gruppi e partiti diversi dal Pd a votare contro la delibera per potersi poi presentare la prossima primavera davanti agli elettori come l'unico partito in grado di decidere e di risolvere le problematiche della città. Altro che partecipazione e condivisione. Dopo aver creato con le proprie divisioni e immobilismo una situazione di degrado come quella esistente nell'area ex-Mandelli, oggi vogliono presentarsi alla città come unici salvatori della patria, iniziando prima del voto a far vedere che qualcosa si muove con l'avvio della demolizione dell'esistente. Infatti nella delibera si afferma che le demolizioni "saranno avviate entro e non oltre 60 dalla data di approvazione della delibera". Avviate. Sulla fine si vedrà.
Il fatto che dopo mesi di studi e trattative con la proprietà, ai consiglieri siano stati concessi due giorni per prendere visione della delibera e dei numerosi e copiosi allegati, non ha creato alcun imbarazzo. Il fatto che la materia sia tanto complessa che lo stesso dirigente all'urbanistica abbia sentito la necessità di porre numerosi quesiti alla Regione, non ha alcuna importanza affinchè i consiglieri possano a loro volta avvalersi di consulenti per decrittare la complessa materia e avanzare delle proposte. Il fatto che la recente sentenza del Tar sul palazzo Metropolis pare contraddire in qualche punto quanto deciso per la Mandelli, non richiede alcuna verifica.
Entrando un po' più nel merito, il dirigente all'urbanistica ha elencato in commissione i vantaggi per la città. Veli allego nella foto sotto. (cliccare su per ingrandire).
Presentati così sembrano dei "regali". A fronte di tutto questo vi sono 20.218 mq di superficie lorda di pavimento di residenza che tradotti vogliono dire più di 200 appartamenti da 80 metri quadri, almeno ottocento abitanti in più. Una quantità di case e di abitanti di cui Collegno certamente in questo momento in cui perde cittadini non sente la necessità, visto l'invenduto esistente. Un sacrificio necessario, si dice, per riqualificare l'area. Bene stiamo dentro questo ragionamento. Ma allora perchè costringere a sborsare più di tre milioni di euro alla proprietà per monetizzare aree a servizi che non ci sono? Perchè non ridurre la quantità di case da costruire e aumentare sul posto le aree a servizi? Oppure perchè non acquisire quelle aree a servizi esistenti nell'area di via De Amicis o anche solo l'ex vivaio Coppo, un angolo di verde in un'area, quella di via Magenta che di verde non ne ha proprio? Viene presentata la monetizzazione come un grande successo, a me pare invece un grosso limite in un'area che di servizi ha necessità come l'aria - si pensi  solo al problema dei parcheggi.
Esiste poi molto più che un dubbio che la 106 si possa applicare ad un'area a servizi andando al di là del recupero dei manufatti industriali. Si dice che è compatibile con il contesto. Ne siamo sicuri, o dobbiamo poi pendere ancora una volta da un giudizio del Tar? Tar che ha appena sentenziato che l'intervento edilizio debba essere circoscritto e predeterminato. Un intervento per un'area di 40 mila metri quadri può essere inteso come un intervento circoscritto? il beneficio per la città è proporzionato al beneficio economico della proprietà oppure è a scapito dell'uno o dell'altro? E se dovesse risultare più avanti, come è molto probabile, che la bonifica non solo è necessaria ma anche molto costosa, gli interventi promessi saranno realizzati oppure per decenni quella resterà una landa desolata? Che garanzie ci sono? Noi non ne vediamo di garanzie, a parte la demolizione di cui si è già detto, tempistiche non ce ne sono. 
E ancora la viabilità. Come ha ben detto l'architetto della proprietà nella sua sommaria illustrazione in commissione, soluzioni vere non ce ne sono. L'esistenza di una serie di "tappi" ai bordi dell'area non consente soluzioni efficaci. Come modestamente ho fatto notare in commissione tutti questi studi non hanno trovato il tempo di pensare ad una soluzione efficace e definitiva per pedoni e ciclisti che metta in comunicazione il capolinea della metropolitana con il parco Dalla Chiesa, "saltando" il pericolo attraversamento di corso Pastrengo . D'altronde se, come è emerso in commissione, di tutto il progetto sulla mobilità nulla sapeva lo stesso assessore alla mobilità di Collegno, la dice lunga sull'iter che ha avuto tutta la progettazione e il coinvolgimento della stessa giunta.
Bene, di cose da dire, da discutere, da approfondire ce ne sarebbero tante, ma non ci è concesso farlo. E' incredibile come un partito che anche a Collegno appena domenica scorsa ha visto bocciare clamorosamente dalla sua stessa gente proprio quella classe politica che da vent'anni governa la città, non riesca a produrre nulla di nuovo nè nei metodi, nè nei contenuti. Anzi quello che si vede, è solo la presenza dei soliti vecchi arnesi del vecchio partito aggirarsi impettiti in tutte le occasioni pubbliche, compresa questa.
E che dire del rispetto dei cittadini che dovrebbero beneficiare di tutta questa manna promessa dal sindaco e dal suo dirigente? In tanti mesi non si è trovato il tempo per fare neppure un incontro con il quartiere, per non parlare con la consulta per l'ambiente, deceduta anzi tempo o con gli ambientalisti di complemento di cui è ricca la città. "Ghe pensi mi" a tutto, pare affermare il sindaco con il suo comportamento ostinato, che ieri ha detto: "Io rappresento la città". La città è rappresentata solo da lei, l'altro abbondante 50 % che non l'ha votata o perchè non è andata proprio a votare o perchè ha votato per altri, conta meno di niente. Viva la democrazia!
Giovanni Lava

sabato, dicembre 07, 2013

MANDELLI, UNA FRETTA DEL DIAVOLO

Calpestato il ruolo dei consiglieri comunali.
Hanno atteso le 14 e 48 di ieri pomeriggio, venerdì 6 dicembre, per convocare la commissione urbanistica sulla Mandelli. Si vociferava da settimane che il sindaco avrebbe aspettato l'ultimo minuto utile per compiere il blitz. Personalmente non ci volevo credere. La posta per la città mi sembrava troppo alta per giocarsela alla vigilia di Natale. Invece lo hanno fatto. Hanno convocato la commissione urbanistica per martedì 10 dicembre alle ore 17,45 presso la sala matrimoni del palazzo civico e lo hanno fatto con un'email delle ore 14 e 48. E lo hanno fatto con due ore di ritardo sull'altra email, quella che convocava la conferenza dei capigruppo per mercoledì 11 dicembre che a sua volta dovrebbe convocare il consiglio comunale del 19 dicembre, avendo già all'ordine del giorno la delibera sulla Mandelli. Il fatto che la commissione di martedì possa non essere esaustiva non li ha neppure sfiorati. Si sono portati avanti con il lavoro. Viva la democrazia.
Intanto apprendiamo dal loro blog che la lista Rinnoviamo Collegno con i suoi tre consiglieri di maggioranza non è proprio d'accordo con il progetto Mandelli e che altri consiglieri di maggioranza sono non proprio convinti.
Nella delibera che sarà presentata martedì ci sono tante cose, forse troppe, per essere liquidata in quattro e quattr'otto. Come già troppe volte accaduto a questa amministrazione, voler recuperare i decenni perduti con operazioni affrettate, provoca solo danni.
Dopo vent'anni di inutile attesa, non concedere ai consiglieri neppure una settimana di tempo dalla messa a disposizione della delibera al momento in cui bisognerà decidere, appare davvero sospetto, una fretta del diavolo che non fa presagire nulla di buono. La riqualificazione della Mandelli è cosa troppo seria per essere affrontata come un emergenza dell'ultima ora, visto che non è un'emergenza dell'ultima ora. Non solo non si sente la necessità di ascoltare l'opinione dei cittadini, ma neppure quella dei loro rappresentanti in consiglio comunale. La presentazione della domanda da parte della Nord Ovest Immobiliare è del 30 maggio 2013. Ci sono voluti 4 mesi per presentare una prima bozza del progetto della proprietà in commissione. Da allora sono trascorsi altri tre mesi di incontri, riunioni e quant'altro per trovare una quadra e a noi, poveri consiglieri comunali, è lasciato un solo giorno lavorativo per renderci edotti sulla delibera. La volontà di impedire qualsiasi verifica è evidente. Ed è proprio questo che a noi della lista CIVICA per Collegno ci preoccupa. Cosa non dobbiamo avere il tempo di capire?
Capiamo il sindaco, che ci risulta sia sia battuta come un leone per far inserire la clausola dei 60 giorni dati alla proprietà  per radere al suolo tutti i fabbricati e manufatti esistenti.
La capiamo, perchè quando i posteri si dovessero mai chiedere cosa ha realizzato nei suoi dieci anni da sindaco, almeno si possa rispondere: ha compiuto l'atto eroico di radere al suolo la ferraglia della Mandelli alla vigilia delle elezioni. E ci se ne frega di quanto avverrà dopo.
Ma non possiamo capire nè giustificare in alcun modo il presidente del consiglio che dovrebbe garantire il ruolo dell'istituzione che rappresenta, innanzitutto difenderlo dall'invadenza del'esecutivo e che ancora una volta dimostra di non esserne capace. Strumento passivo al volere del sindaco.
Per tutto questo e per molto di più facciamo appello a tutti i cittadini che hanno ancora un pochino a cuore la loro città di essere presenti in commissione: martedì ore 17,45 - sala matrimoni - palazzo civico.
Giovanni Lava

giovedì, dicembre 05, 2013

LA SENTENZA DEL TAR: UN SILURO PER LA MANDELLI

Il sindaco si fa bella per meriti non suoi.
Il Tar ha bocciato i ricorsi della società Metropolis e della società Sistemi contro la delibera del consiglio comunale di Collegno del gennaio scorso. Delibera con la quale si approvava, dopo un'estenuante braccio di ferro tra il sindaco e i consiglieri comunali, le deroghe al piano regolatore per consentire alla società di portare a termine il palazzo di 14 piani di via Antonelli. Sentenza storica si vanta il sindaco. E sentenza storica lo è davvero, perchè il Tar ha respinto il ricorso e ha affermato sostanzialmente quattro cose: a) in primis la competenza del consiglio comunale, b) che "l'intervento edilizio deve essere circoscritto e predeterminato, che lasci inalterato l'assetto urbanistico del resto della zona in cui è ricompreso", c) che deve essere garantito un interesse pubblico e questo deve essere proporzionato ai benefici economici che l'intervento produce per il privato; d) l'interesse pubblico non può ridursi ad una mera riqualificazione dell'area.
Il sindaco, evidentemente smemorato - vada a rileggersi i verbali - dimentica che lei e i suoi tecnici volevano ad ogni costo che il consiglio comunale approvasse le deroghe senza alcuna contropartita per la città. Dimentica come avessero preso per oro colato le tesi dell'avvocato interpellato dall'amministrazione, il quale sosteneva nella sostanza le tesi bocciate ora dal Tar. Dimentica come anche in quell'occasione si fece del "terrorismo" per piegare la volontà dei consiglieri comunali, adombrando possibili richieste di danni da parte della proprietà se non si fosse detto sì alla delibera del sindaco con le deroghe al piano regolatore necessarie all'approvazione del permesso di costruire presentato da Metropolis. Solo la caparbietà di molti consiglieri, e in primo luogo alcuni di maggioranza, fece sì che si quantificasse l'interesse pubblico nel 50% di alloggi da destinare ad edilizia convenzionata e di questi il 30% ad affitti calmierati. Ora il Tar ha stabilito che il consiglio comunale aveva ragione e che la richiesta fu congrua, per conseguenza ha dato ragione al sindaco come rappresentante legale del Comune, ma di fatto le ha dato torto insieme ai suoi tecnici che sostenevano allora tesi molto diverse da quelle che sono poi andati a difendere davanti al Tar.
Dicevamo nel titolo che queste sentenze sono un siluro al progetto Mandelli, almeno a quello che si vorrebbe portare in consiglio a breve. Innanzitutto nel voler spacciare la mera riqualificazione dell'area per interesse pubblico tout court, poi l'intenzione di far passare con la scusa della legge 106 una vera e propria variante urbanistica ( più di 50 mila mq di superficie, altro che intervento edilizio circoscritto), infine la proporzionalità tra il guadagno del privato e quello del pubblico.
I nostri eroi vorranno smentire il Tar ancor prima che si asciughi l'inchiostro con cui il tribunale amministrativo ha scritto le due sentenze il 28 novembre scorso?
Giovanni Lava