mercoledì, novembre 25, 2009

Il teleriscaldamento due anni fa

Articolo pubblicato su Punto di Vista nell’aprile del 2008. Un secolo fa, alla luce dei fatti di oggi.


Il teleriscaldamento, riscaldamento a distanza, rappresenta uno dei modi più sicuri ed economici per la produzione di acqua igienico sanitaria e per il riscaldamento degli edifici residenziali, terziari e commerciali. Si tratta di una tecnologia molto diffusa nel Nord Europa, caldeggiata dagli ambientalisti, perché consente un risparmio significativo di combustibili fossili, quindi una minore emissione di CO2 nell’atmosfera. Il risparmio è dovuto da una parte alla migliore efficienza dell’impianto centralizzato rispetto alle singole caldaie condominiali e dall’altra alla cogenerazione, la produzione contemporanea di energia elettrica e di calore, un sorta di “sottoprodotto” della produzione dell’energia elettrica, che altrimenti andrebbe sprecato. La rete di distribuzione è la parte più costosa dell’impianto di teleriscaldamento: si stima che il suo costo possa incidere sull’investimento complessivo per una quota compresa tra il 50 e l’80 per cento. Il sistema di distribuzione può utilizzare diversi tipi di fluidi: la tendenza in Italia è quella di utilizzare acqua calda (80-90°C) o leggermente surriscaldata (110-120°C). Torino con i suoi circa 300 chilometri di reti interrate è una delle città più teleriscaldate d’Italia.
In ogni caso il teleriscaldamento rappresenta oggi un vero e proprio business, tanto che molte amministrazioni comunali della provincia di Torino si sono buttate sull’affare. Infatti di solito il teleriscaldamento viene promosso e gestito da società miste pubblico-private, dove il pubblico è quasi sempre rappresentato dal comune.
Visto l’interesse suscitato dall’argomento grazie alla discussa realizzazione da parte di Iride Spa (l’azienda che produce il calore per il teleriscaldamento di Torino) di una centrale a Savonera (Collegno) da 400 MW finalizzata proprio al teleriscaldamento di Torino Nord, siamo andati a vedere un po’ più da vicino cosa accade nel merito a Collegno, Grugliasco e Rivoli.
La rete di Rivoli attualmente serve il CAAT, la zona industriale di Cascine Vica, i quartieri di Maiasco e Cascine Vica, via Sestriere, via Bruere, corso Francia fino alla sede comunale.
A Grugliasco il teleriscaldamento è gestito dalla NOVE srl, nata nel 2000, oggi al 51 per cento proprietà del Comune e 49 per cento della SEI di Settimo. La Nove acquista dalla SEI l’energia termica che viene prodotta dalla centrale di cogenerazione CENTO a Cascine Vica e dalla centrale di integrazione e soccorso che si trova presso l’ex Op di Grugliasco. Entrambe le centrali bruciano gas metano. Quella di Grugliasco entra in funzione solo quando la richiesta di calore è superiore a quello prodotto dalla CENTO. Al momento la rete di Grugliasco è di 30 km e consente di riscaldare un milione e 713 mila metri cubi. Sono serviti 51 edifici pubblici (scuole, università, impianti sportivi, …) e 181 privati per un totale di 5200 alloggi. La temperatura di mandata dell’acqua è a 110 gradi, di ritorno a 70. Il risparmio economico per le famiglie ammonta al 10 per cento, mentre per l’ambiente si ha un risparmio di 4 mila tonnellate/anno di CO2 immesse nell’atmosfera. A quanto riferisce il presidente della Nove Antonino Mortellaro è in fase di studio la copertura degli altri quartieri della città (il lotto B del Borgo e le borgate Gerbido, Fabbrichetta, Lesna e Quaglia). La Nove ha come amministratore delegato Roberto Maggio della Sei e conta 4 dipendenti.
A Collegno la società per il riscaldamento, la Collenergia srl, è nata solo nel 2006 per iniziativa della solita SEI di Settimo e del Cidiu. Nel dicembre scorso al Cidiu è subentrato il Comune, acquisendo il 51 per cento della società. “L’obiettivo – sostiene il presidente Francesco Pontrelli – è quello di arrivare a coprire tutta Collegno”. Al momento è stato realizzato il primo lotto di 4 km e mezzo dell’investimento di circa 12 milioni di euro che servirà a coprire tutto il territorio comunale, fatta eccezione di Oltredora. Il dislivello lo impedisce. Oggi hanno già sottoscritto il contratto 31 grossi stabili per un volume di 650 mila metri cubi. Negli stabili dove l’allacciamento al teleriscaldamento non è ancora possibile Collenergia gestisce gli impianti condominiali esistenti. Anche il teleriscaldamento collegnese si affida alla Sei e alle centrali utilizzate da Rivoli e Grugliasco. Del consiglio di amministrazione, oltre a Pontrelli che ci tiene a sottolineare come abbia al momento rinunciato ad ogni compenso, fanno parte il solito Roberto Maggio e Silvano Tempo, il dirigente dei Lavori Pubblici di Collegno. Pontrelli conferma il dato del risparmio per le famiglie, il 10 per cento, in sostanza quanto si risparmia con l’Iva al 10 invece che al 20 per cento. I comuni introitano uno 0,05 centesimi di euro ogni chilocaloria venduta. A Collegno dove gli edifici già allacciati sono ancora molto pochi il teleriscaldamento ha reso quest’anno alle casse comunali circa 4 mila euro. Saranno molti di più a regime.
Giovanni Lava